Gruber: i 10 problemi di Apple

Qualche giorno fa ho avuto tempo di gustarmi con molto interesse il video “The Gruber 10: Apple’s Top Issues”, che si può facilmente trovare su questo indirizzo. Il video consiste in un talk che John Gruber ha tenuto all’ultimo MacWorld a San Francisco. Il talk consiste in nell’elenco di quelli che, secondo Gruber, sono i dieci principali problemi di Apple oggi.

A parte il buon modo di parlare di Gruber e la sua facile comprensibilità anche in inglese, è stato per me molto interessante comprendere il suo punto di vista e conoscere quali solo le argomentazioni principali per cui ha inserito i suoi punti nella lista. Lungi da me voler fare una traduzione parola per parola di quanto detto da Gruber, ma credo che possa essere interessante condividere ed eventualmente discutere di quanto da lui affermato. L’articolo potrà essere un po’ lunghetto, ma credo che ne valga davvero la pena di leggerlo fino in fondo.

Gruber rompe il ghiaccio con una serie di considerazioni divertenti su Daring Fireball, poi passa a parlare dell’argomento in questione, chiarendo che per lui è molto facile parlare dei problemi, perché non deve neanche proporre soluzioni. I problemi, inoltre non sono esposti in un ordine specifico, a parte il primo, che è il più grande.

Nota: nello spiegare i problemi esposti da Gruber, mi immedesimerò nei suoi discorsi, parlando in prima persona, cercando di rimanere quanto più fedele alle parole dell’opinionista americano.

Problema 1: Steve Jobs
Facciamo un passo indietro nella storia a 25 anni fa, quando Jobs era nel leading team che aveva appena portato alla commercializzazione del Macintosh e fu cacciato da Apple. Questa è una storia che, vista in prospettiva, è grandiosa, quasi da film hollywoodiani: Jobs era l’uomo che aveva creato l’azienda nel garage, che l’aveva portata ad una partenza sensazionale, poi era stato licenziato, tornato 10 anni anni dopo e riportato l’azienda ad un successo fenomenale, mai visto prima. Nel momento in cui Jobs è stato licenziato, ha avuto la possibilità di capire come strutturare una grande azienda, che funzioni e che sia consistente. La “prima” Apple era infatti strutturata in modo da dividere la parte della produzione (coloro che fanno i computer) da quella del business (coloro che prendono le decisioni): per questo Jobs aveva portato John Sculley come CEO nell’azienda e questo probabilmente portò al suo licenziamento nel 1985. Dopo di questo, capì che non ci deve essere separazione: i prodotti sono l’azienda. E da questo conseguiva che se avesse voluto fare le cose per bene avrebbe dovuto lui stesso dirigere l’azienda. Quindi, cosa fa adesso Jobs? Non è un programmatore, non crea l’hardware, e nemmeno un designer. Ma c’è un qualcosa che ha creato: Apple, intesa come prodotto, come insieme. Cose come semplicità, chiarezza, ovvietà, eleganza. Il diretto, al posto dell’astratto.

Ma l’importantissimo e centrale ruolo di Jobs nell’azienda pone un quesito fondamentale, un paradosso, che è ciò di cui la gente non vuole parlare: da una parte è insostituibile, ma prima o poi, come ognuno di noi, non ci sarà più.

In un caso pessimistico, Apple è un’azienda grandiosa, che però è basata completamente su un’unica persona: Steve Jobs. Togliendo quella persona, tutto il processo innovativo cade e con esso cade la stessa esperienza Apple.

In un caso ottimistico, invece, Jobs ha strutturato Apple un po’ come un’azienda che ha creato nel periodo del suo esilio da Cupertino: Pixar. Pixar ha creato un sistema di incredibile innovazione, che funziona perfettamente basandosi su gruppi di lavoro, senza che ci sia un solo uomo al centro di essa.

Quando verrà il momento vedremo in che modo Apple è stata strutturata da Jobs.

Problema 2: AT&T
Prima che Apple introducesse iPhone, nel 2007, non pensavo che Apple avrebbe mai creato un telefono per un motivo ben preciso: Apple non vuole che qualcosa al di fuori del proprio controllo possa in qualche modo influenzare negativamente le prestazioni o il comportamento dei prodotti che commercializza. AT&T è il carrier statinutense che ha l’esclusiva per iPhone e c’è una lamentela generale per il servizio che offre, che non viene ritenuto dagli utenti finali all’altezza. Per Apple, decidere di fare un telefono, ha quindi significato la costrizione ad ignorare, o per lo meno a dover sopportare, il fatto di non avere controllo su chi fornisce il servizio di copertura telefonica.

In questo momento, inoltre, AT&T si trova sotto pressione, perché Verizon (il carrier telefonico in contrasto) non ha iPhone, e non sembra troppo interessato ad entrarne in possesso, mentre AT&T deve fare tutto ciò che può per mantenerlo. Apple sarà paziente nei confronti di AT&T, questo perché lo hanno annunciato e non è nella politica dell’azienda contraddirsi. AT&T ha promesso considerevoli miglioramenti e consistenti passi in avanti e la partnership potrebbe essere vantaggiosa per entrambe le aziende.

Problema 3: Computers
Apple non ha mai avuto due piattaforme di computer in competizione fra loro contemporaneamente in vendita. L’unica eccezione è rappresentata dall’iPod con i Mac, ma il motivo è naturale: sono prodotti che non si sovrappongono nell’utilizzo. Diverso il discorso per l’iPhone, che assomiglia di più ad un computer vero (un “computer computer“), nel senso che con esso è possibile scrivere e-mail navigare su internet, consultare documenti, ma, per via della profonda differenza nelle dimensioni dello schermo, ogni persona non si trova mai indecisa su quale prodotto utilizzare (se iPhone o un Mac).

Per iPad è profondamente diverso: è un dispositivo molto competitivo, che si usa molto bene e con facilità. È veloce e, per esempio fornisce un’esperienza di web sensibilmente migliore rispetto ad un MacBook Pro, e questo è ancora più evidente dopo averlo provato con le proprie mani.

In questo senso, iPad è la prima piattaforma da Apple che si sovrappone per campi e scopi di utilizzo con altri prodotti già in vendita. Questo è un campo inesplorato e non sappiamo cosa succederà, perché non era mai accaduta prima d’ora.

Problema 4: App Store
Ci sono due principali correnti di critica all’App Store. La prima critica l’App Store in sé, sostenendo che Apple ha sbagliato direzione pensando all’App Store e che deve invertire radicalmente rotta, permettendo, per esempio, di accedere ad applicazioni native per iPhone (ed iPad) non passando direttamente dall’App Store. Probabilmente, Apple non permetterà mai l’accesso ad applicazioni non scaricate dall’App Store.

Questo porta alla seconda corrente di pensiero: Apple sta andando nella giusta direzione con l’App Store, ma è di qualche grado fuori rotta. Il problema è che, andando molto velocemente, e l’App Store sta sicuramente andando molto velocemente, anche solo pochi gradi fuori rotta ti portano completamente allo sbando. Cosa determina questi pochi gradi fuori rotta? Innanzi tutto, gli aggiornamenti impiegano troppo tempo per arrivare agli utenti: non è possibile che a giorno d’oggi un programmatore debba verificare più e più volte l’assenza dei più minuscoli bug prima di iniziare il processo di approvazione degli update, per la paura che l’aggiornamento impieghi settimane prima di raggiungere gli utenti  finali. Inoltre, le applicazioni rifiutate dovrebbero esserlo solo per motivi di qualità e non per motivi di competitività. Certamente, in modo particolare da Natale ad oggi, alcuni passi in avanti sono stati fatti, ed è evidente la riforma dell’App Store anche in seguito alla creazione di nuove categorie ed alla revisione di tante le applicazioni già inserite.

Il problema di questo schema è sicuramente la scalabilità, perché è un sistema nuovo, mai visto prima di oggi: infatti, se da una parta ci sono decine, centinaia di migliaia di svilupatori, come avviene per Mac, Windows o Linux, dall’altra è un sistema completamente chiuso, nel quale ogni titolo deve passare attraverso un processo di approvazione e di licenza per la piattaforma (come avviene per XBox, Playstation e così via). La chiave sta nel capire se Apple riuscirà a sostenere un sistema di questo tipo, anche quando le applicazioni diventeranno nell’ordine del miliardo e gli sviluppatori continueranno a crescere..

Problema 5: Sicurezza
Un fatto che gli esperti di sicurezza ammettono è che i Mac siano meno sicuri di molti sistemi Windows. Attenzione però alla differenza di significato tra la parola “security” (sicurezza = impossibilità di essere compromesso, cioè la qualità dei lucchetti alle porte) e “safety” (incolumità = facilità che ha un sistema di essere attaccato e subire danni, cioè la possibilità di ricevere un attacco dannoso per il sistema).

In questo senso Microsoft ha dovuto affrontare battaglie più dure, e provvedere con sistemi di sicurezza più complessi rispetto a Mac OS X. Dal canto suo, Apple, ha sempre fatto affidamento sulla comunità open source per costruire sistemi robusti e inattaccabili. Un difetto importante nel software open source, però, è il seguente: ogni falla nel sistema viene resa pubblica, in quanto bug, e fino a quando il bug stesso non è corretto ed il sistema aggiornato, la falla è sfruttabile da chiunque. Il problema è appunto la durata di questo periodo: per esempio per sistemare il recente bug nella libreria OpenSSL, sono occorsi 75 giorni per ricevere un update di sicurezza da Apple. In quei 75 giorni il bug era segnalato e sfruttabile da un potenziale attacco di man in the middle, molto pericoloso per il rischio di furto dei dati personali.

Questo genere di pericoli non è accettabile da parte di Apple, che dovrebbe impegnarsi in modo più celere per risolvere i problemi di sicurezza ogni qualvolta se ne presentasse uno.

Problema 6: Mobile Me
Perché Mobile Me esiste? La prima risposta è la sincronizzazione (tra iPhone e Mac). Ma c’è un’altra parte di Mobile Me, che sono le Web Apps, le quali non trovano senso, perché nel caso si disponga di un Mac, allora si useranno le applicazioni del Mac, mentre nel caso si sia fuori da casa si può utilizzare iPhone. Mi sembra quasi che Apple abbia fatto le Web Apps perché in quel periodo andavano di moda.

Un altro aspetto è iDisk: c’è gente che lo usa, ma non offre un buon servizio. Dropbox è un servizio gratuito, analogo ad iDisk, di qualità di gran lunga migliore “Apple dovrebbe comprare Dropbox? Forse.” Ma è fondamentale che capisca che non è possibile che un servizio gratuito superi di gran lunga la qualità di un servizio a pagamento.

Problema 7: Backup
La perdita di dati è una tragedia, ma è evitabile. I principali prodotti Apple fanno il backup nel momento della sincronizzazione, ma ci sono molte persone che non sincronizzano mai i loro prodotti. In questo caso, essendo tutti i dati memorizzati localmente sui dispositivi, questi sono a rischio di perdita nel caso di guasto, perdita o furto del dispositivo. Google, con Android, ha avuto l’approccio contrario: i dati non stanno nel telefono, ma nella nuvola, permettendo all’utente, se vuole, di non collegare mai il telefono al computer.

Time Capsule è una soluzione per i backup dei Mac, ma non è la soluzione per quel tipo di persone che non sincronizzano nemmeno il proprio telefono con iTunes. Perciò per semplificare ancora di più il processo, tutti i backup dovranno avvenire nella nuvola (“in the cloud“), per fare in modo che succeda, semplicemente e per tutti.

Sono scettico riguardo alla possibilità di Apple di fare questa cosa, considerati i limiti visti prima per quello che riguarda iDisk.

Problema 8: Apple TV
Il problema non è Apple TV (hardware o software), ma guardare film e Serie TV acquistandoli attraverso iTunes Store. In questo caso si ripete una situazione citata in precedenza: la maggior parte del contenuto che Apple TV fornisce è completamente fuori dal controllo di Apple, che non può decidere riguardo a cose come i prezzi o la disponibilità dei prodotti stessi. In questo caso, il mondo dei film e della televisione, non accetta questo passaggio, che è già avvenuto per la musica: vorrebbero riportare la situazione a quello che succedeva prima dell’avvento rete, ma questo non è più possibile. Inoltre, servizi come hulu.com (purtroppo US only) dimostrano come le persone preferiscano guardare gratuitamente qualcosa con le interruzioni pubblicitarie, piuttosto che pagare per poter vedere il prodotto senza pubblicità.

L’unico modo di fare funzionare Apple TV è quindi riuscire a collaborare con gli studi di produzione per fare arrivare i film e le serie con il tempismo giusto, nel giusto modo per i consumatori.

Problema 9: Arch Rivals
Apple ha una posizione dominante e non ha diretti rivali. C’è stato in passato un bell’antagonismo con Microsoft, ma questo non tiene più banco: la casa di Richmond, infatti, trae i suoi maggiori profitti da XBox, Windows ed Office e non rappresenta un rivale per Apple, in quanto non è più capace di innovare realmente.

Google potrebbe essere visto come un rivale, ma anche in questo caso il discorso non tiene. Se è vero che Android e ChromeOS potrebbero scontrarsi con iPhoneOS (iPhone ed iPad), è anche vero che gli utenti di Android e di ChromeOS non sono il target diretto di Apple, ma piuttosto sono utilizzatori tipici di smartphone e netbook, due campi nei quali Apple non vuole entrare (considerando iPhone non uno smartphone, ma qualcosa di più). Allo stesso modo, Google non può che essere soddisfatta dalla diffusione dei prodotti Apple, con la quale collabora e grazie alle quali l’utilizzo dei suoi servizi è in costante aumento.

Problema 10: About Box
La chiusura riguarda la povertà degli “About Box”, nei quali si dovrebbe dare più risalto a tutte le persone coinvolte nella creazione di un prodotto e non al prodotto stesso, così come avviene per le produzioni cinematografiche.

Credo che il pezzo di Gruber sia interessante e degno di spunti, anche in virtù di tante cose successe nei quasi 2 mesi passati dal talk. A breve un post con i miei commenti a riguardo.

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2 Risposte

  1. Purtroppo non ho il tempo per commentare.
    Comunque ottimo post!!

  2. […] Gruber: i 10 problemi di Apple […]

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