Considerazioni sulla top 10 di Gruber

Nel mio ultimo post ho cercato, senza alcuna pretesa di fare una traduzione completa e/o corretta, di condividere la top ten di Gruber riguardo ai problemi di Apple. Ho imparato a conoscere lo stile di Gruber nell’ultimo anno, leggendo regolarmente il suo Daring Fireball. Mi trovo spesso d’accordo con lui, ma la cosa che più apprezzo nei suoi articoli è la capacità di saper analizzare le situazioni con metodo e ogni tanto quel po’ di distacco che riesce sempre a permettere una certa oggettività nelle sue opinioni. È anche molto interessante come riesce a sfruttare un po’ di ironia senza però mai mancare di argomentare correttamente le proprie idee.

Sono diversi gli spunti di riflessione che sono nati in me dopo avere ascoltato e pensato un po’ a questi dieci principali problemi che (sempre secondo Gruber) Apple potrebbe avere. Tralasciando il discorso Steve Jobs, che rappresenta sicuramente l'”elefante nella stanza”, in quanto sarà un problema da risolvere per il continuo della vita creativa dell’azienda, ciò che mi ha colpito di più è la stato il poter capire il perché di certe scelte e di certe politiche che Apple ha sotto diversi aspetti.Credo che sia davvero da evidenziare il modo in cui Gruber sottolinea più e più volte che “Apple non è disposta a farsi il cattivo nome a causa dei propri partner”. Questo è uno spunto che qui viene trattato principalmente per quello che riguarda AT&T ed Apple TV (e forse in un certo modo anche App Store), ma che Gruber ha ripetuto più e più volte, soprattutto parlando di iPhone OS, iPad e Flash. Credo che questo sia un passo fondamentale per comprendere la principale differenza tra Apple e, per fare un esempio, Microsoft. Semplificando moltissimo, Apple vende dei panini, che contengono del buon affettato, della buona verdura e che sono ben assemblati in modo da piacere molto al palato. Microsoft vende solo il pane (o il prosciutto se preferite), e non le importa proprio di curarsi che voi compriate l’insalata fresca, o la giusta salsa: sono fatti vostri. “Apple vende un’esperienza”.

Proprio per questo fatto, Apple deve prestare la massima attenzione quando il funzionamento dei suoi servizi/prodotti dipende strettamente dall’interazione con altre aziende: le deve selezionare nella giusta maniera, in modo tale che il tutto, l'”esperienza” sia conforme ed all’altezza di Apple. Questo anche perché gli utenti si sono abituati ad un certo standard e sarebbe difficile pretendere che gli utenti rinunciassero a tale standard.

Da questo si capisce quindi il motivo per cui Apple ha scelto di produrre A4, il processore per iPad: iPad è il prodotto che, nel pensiero di Jobs, dovrà rivoluzionare il concetto di computer, o per lo meno di piattaforma mobile. In questo non potevano permettersi un dispositivo che desse la sensazione di essere “lento”. Quindi che fare? Per tornare all’esempio culinario di prima, è un po’ come se l’azienda che vende i panini si metta anche ad allevare i maiali e stagionare il prosciutto, tanto per esserne sicura della qualità. L’A4 è anche la prova di una sensazione che in certi ambienti è ormai nota da tempo: in molti ambiti, i processori dedicati sono di gran lunga più efficienti (e più economici in termini di consumi) di processori ben più potenti. Ne sono l’esempio le numerose FPGA che vengono utilizzate per sostituire super calcolatori ben più costosi. Non so quanto calzi l’esempio e quanto sia di facile comprensione, ma penso che una volta che si è esaurita la corsa dei GigaByte, e che è iniziata quella ai multi core, sia in molti casi interessante cercare di capire come si possa ottenere una maggiore integrazione tra CPU e sistema operativo. In questo senso si renderebbe l’hardware meno duttile, ma si potrebbero ottenere incredibili miglioramenti in termini di prestazioni. La mia sensazione è che Apple sia una delle prime aziende ad avere capito questo concetto e non mi stupirei se prima o poi iniziasse a produrre anche i processori per quelli che adesso definiamo i “computer veri”.

Tornando alla lista di Gruber, è quindi interessante capire il perché Apple stia mantenendo nel suo mercato principe, gli Stati Uniti, un contratto esclusivo con un solo carrier telefonico: in questo modo, non solo Apple deve trattare con un solo partner, ma, cosa molto più importante, può acquisire un certo peso nella trattativa: AT&T ha beneficiato moltissimo dall’accordo per la vendita di iPhone, quindi, in un certo senso, potrebbe essere disposta a tutto pur di mantenere l’esclusiva della vendita Questo per Apple significa avere un peso differente nella trattativa, anche quando si parla di richiesta di servizi minimi garantiti.

Il fronte Apple TV mi trova essenzialmente d’accordo con Gruber. Se deve finire per essere un hard disk collegato alla televisione se ne perde il concetto. Apple TV riuscirà a funzionare se e soltanto se Apple riuscirà a trovare il modo di trattare con le aziende cinematografiche e le televisioni per poter fornire contenuti gratuitamente (almeno per la stragrande maggioranza), con velocità e timing giusto. Per esempio, il servizio di noleggio lanciato negli ultimi anni, che sembrava dover rappresentare una svolta per la vita di Apple TV, non ha preso particolarmente piede proprio perché i contenuti non sono accessibili con il timing giusto. Su questo fronte, inoltre, c’è da dire che gli utenti europei, in particolar modo quelli italiani, sono particolarmente sfortunati, perché la maggior parte dei contenuti interessanti è presente solo nello store USA e non acquistabile in Italia.

Sempre in relazione alle collaborazioni con enti esterni, è interessantissima la disamina riguardante l’App Store, soprattutto per quello che riguarda il fatto che è una concezione di Store completamente nuova, cioè uno Store che vende applicazioni approvate dall’aziende, ma che sono prodotte in numero altissimo, con un’alta frequenza di nuove applicazioni o di aggiornamenti. In questo caso Apple ha fatto una grandissima mossa, perché è chiaro che l’arma in più di iPhone oggi (e iPad domani) è proprio l’App Store, che permette l’accesso ad un mondo di applicazioni con i più diversi scopi.

Il secondo aspetto che per me è molto interessante è la critica che Gruber muove nei confronti dello sviluppo del cloud computing di Apple, soprattutto in relazione a MobileMe ed iDisk. Credo che in questo senso Apple deve darsi una mossa, per creare qualcosa di davvero innovativo, di facile comprensione per un pubblico non necessariamente espero. Credo che, volenti o nolenti, andiamo verso una realtà che sarà sempre più incentrata sulla nuvola; Apple non può farsi trovare a questa fase impreparata.

Qualcuno è interessato a discutere a riguardo?

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