Il Sistema Operativo che vorrei

Prendo una pausa dalle mie tante attività per parlare qualche minuto del Sistema Operativo (Windows, Mac OS, Linux, Solaris, BSD, eccetera) che mi piacerebbe avere. In questo periodo di forte attesa per Windows 7, Snow Leopard e per gli sviluppi di Gnome e KDE4 (sia chiaro, non sto confondendo Gnome e KDE4 con i Sistemi Operativi, ma credo che il loro sviluppo contribuisca in grande parte al successo delle piattaforme Linux), tanto si parla di come un Sistema Operativo possa rispondere meglio alle esigenze dei propri utenti.

Il mio giudizio personale è che in questo periodo ci sia tanto movimento, tanto parlare, ma (purtroppo) nessuna fondamentale novità interessante nello sviluppo dei sistemi operativi destinati alla grande distribuzione. Il modello essenzialmente è lo stesso da almeno una decina di anni: sistemi naturalmente basati su interfacce grafiche fondate principalmente dall’iterazione di finestre tra loro, una o più barre dei menu (solitamente posizionate nella parte alta dello schermo, o nella parte superiore delle finestre), un menu generico nel quale scorrere le Applicazioni, le Risorse e le Utility di configurazione del Sistema Operativo, o in alternativa la presenza di una Dock. Tutti i Sistemi Operativi odierni presentano un’area di notifica, che viene utilizzato per scopi più o meno utili a seconda dei casi, e che spesso diventa un “accumulo” di informazioni su diversi software in esecuzione sulla propria macchina:

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Dico la mia su: Ubuntu 8.10 vs Mac OS X

Oggi leggo felicemente nei miei feed che “finalmente” Simone Ubuntista Brunozzi è passato ad un MacBook. Credo che questo abbia a che fare con il suo lavoro ad Amazon più che a scelte personali, in quanto questa piattaforma hardware ti permette di “testare” tutti i sistemi operativi (OS X, Windows e Linux), cosa assai più difficile nel caso di notebook non-Apple.

Nel post odierno di uno dei suoi blog (Ubuntu 8.10 vs Mac OS X), Simone afferma chiaramente che preferisce Ubuntu a Mac OS X.

Questa cosa mi lascia un po’ basito, perché anche io (come lui suppongo), sono passato direttamente dal Sistema Operativo di Canonical a quello della mela, ma sono spesso giunto alle conclusioni opposte.

Non mi sento un difensore cieco di Mac OS X, perché ne vedo spesso i numerosi difetti, che talvolta non fanno altro che infastidirmi parecchio e non permettermi di lavorare serenamente. Ma quello che non credo è che se stessi impiegando Ubuntu (che sia la 8.04, la 8.10 o quella che preferite) il risultato sarebbe migliore.

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Catalyst 8.4 su Ubuntu Gutsy – Installazione

Ho deciso di non continuare il pesante lavoro di copia/incolla per ogni versione nuova dei driver, fino al momento in cui non ci sarà un cambiamento significativo.

Potete trovare la guida dettagliata per l’installazione dei driver al post Catalyst 8.3 su Ubuntu Gutsy – Installazione; ricordatevi solo di fare attenzione al numero di versione quando date i comandi dalla shell. Se comunque avete altri problemi basta commentare.

UbuntuHCL, un database di periferiche per Ubuntu?

Sfogliando nei feed quotidiani ecco finalmente una notizia che spezza la noia quotidiana. Qualcuno ha finalmente pensato ad un database per raccogliere e classificare le informazioni relative alla compatibilità e alle modalità di installazione di diverse componenti di computer sulla ormai diffusa distribuzione Linux.

logoubuntu

Queste informazioni sono reperibili all’indirizzo www.ubuntuhcl.org, sito che si propone appunto come database centralizzato per le informazioni riguardanti schede audio, video, computer portatili e chi più ne ha più ne metta.

L’iniziativa è quanto meno interessante, e sarebbe utile, a mio avviso, che gli sviluppatori di driver, e magari le stesse case produttrici di componenti sfruttassero al meglio questo database centralizzato, in modo da fornire all’utente finale un punto di riferimento per trovare informazioni riguardo a come fare funzionare correttamente le proprie periferiche sotto Ubuntu.

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Server VNC per Xubuntu? Molto, molto semplice

Il VNC (Virtual Network Computing) è un sistema largamente utilizzato per la condivisione dello schermo tra diversi computer. la filosofia è la stessa rispetto a quella di molti altri servizi. Esiste un server VNC, che offre il servizio di condivisione dello schermo, ed un client VNC, che si connette al server richiedendo la condivisione dello schermo.

Ubuntu permette di configurare il proprio computer molto semplicemente per agire come server VNC, cioè per ricevere connessioni per la condivisione del proprio monitor. Xubuntu non presenta questa caratteristica in modo nativo. Siccome ho iniziato ad utilizzare Xubuntu nel mio piccolo server casalingo (il quale è privo di monitor) ho la necessità di accedervi via VNC. La soluzione a questo problema risiede in un semplice:

$: sudo aptitude install vino
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Catalyst 8.3 su Ubuntu Gutsy – Installazione

La release mensile dei driver ATI, come al solito attesissima, è arrivata questo mese con alcuni giorni di anticipo rispetto alle uscite nei mesi precedenti. Come al solito la mia piccola guida serve per rimanere aggiornati, ma le modalità di installazione non variano notevolmente rispetto ai casi dei driver precedenti. Per le modalità di disinstallazione e per eventuali problemi con Compiz vi consiglio sempre di fare riferimento ai miei vecchi post, che vi elenco qui in seguito:

Qui potete trovare le release note, mentre qui potete scaricare i driver (51 MB).

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Come utilizzare SSH senza password

SSH (Secure SHell) è un protocollo che permette di stabilire una connessione cifrata tra due host, attraverso una interfaccia a linea di comando. È tipico nei sistemi UNIX, l’utilizzo di un client SSH (solitamente OpenSSH) per l’amministrazione remota di sistemi. Cercherò in primo luogo di descrivere come SSH funziona, ed in seguito vi fornirò un modo per utilizzare SSH senza dover immettere la password ad ogni connessione.

La sicurezza nelle comunicazioni via SSH è resa disponibile da tre diverse fasi che avvengono prima che l’utente possano stabilire la vera e propria connessione con l’host remoto:

  • Identificazione dell’host: in questa fase ci si deve assicurare che l’host con il quale si sta tentando di comunicare sia davvero chi afferma di essere. L’identificazione è effettuata attraverso tecniche di autenticazione RSA, che è un algoritmo di cifratura pubblica. LA prima volta che ci si connette ad un host si memorizza la sua chiave pubblica in corrispondenza del suo indirizzo, in modo tale da verificare, per le connessioni successive, la corretta identificazione dell’host. Nessun altro host infatti potrà decodificare i messaggi criptati attraverso la chiave pubblica corrispondente.
  • Criptazione: è necessario stabilire una comunicazione punto a punto nella quale il trasferimento dei dati avviene previa criptazione, in modo tale che, nel caso qualcuno stia osservando la comunicazione, questo non sia in grado di capire il significato della stessa. Questa fase avviene prima dell’autenticazione, in modo tale che ogni informazione legata a questa fase (password, o generali informazioni di autenticazione) vengano trasmesse in modo sicuro. La criptazione dei dati avviene solitamente attraverso sistemi a chiave simmetrica, molto più efficienti rispetto a meccanismi a chiave pubblica. In definitiva la chiave simmetrica utilizzata è diversa da sessione a sessione e viene trasmessa tra i due host attraverso la chiave pubblica e quella privata.
  • Autenticazione: in questa fase è necessario autenticarsi, cioè provare la propria identità presso l’host remoto. Questo può essere fatto inserendo la propria password oppure utilizzando i certificati, come vedremo più avanti.

La cosa “bella” di SSH è che tutte queste operazioni sono per lo più trasparenti all’utente e permettono un reale incremento della sicurezza nell’accesso remoto ad un host.

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