Aggiungere una directory alla path di sistema di Leopard

Questo è davvero un piccolo aspetto, che a volte può risultare davvero utile.

I normali sistemi UNIX presentano la possibilità, per l’utente, di utilizzare diversi tipi di shell per interagire con il sistema stesso. Ogni shell definisce una certa path di sistema, che rappresenta le diverse directory nelle quali il sistema andrà a ricercare i comandi che vengono passati. Normalmente la path di sistema include directory come /bin/ e /usr/bin/.

Solitamente le diverse shell vengono inizializzate attraverso file di configurazione diversi, e solitamente ogni utente all’interno dello stesso sistema ha la possibilità di personalizzare la propria shell. Un classico esempio di questo tipo di utilizzo si ha nel momento in cui si desidera impostare i colori all’interno della visualizzazione della shell, in modo da ricevere un effetto più gradevole e più efficace per la distinzione dei diversi tipi di file.

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In attesa del rilascio di KDE 4.0.0

Ci siamo quasi, in data 11 Gennaio, tra soli due giorni, sarà ufficialmente rilasciato KDE 4.0.0. Mi immagino già il marasma che si scatenerà, tra rilasci di live cd, pacchettizzazioni, compilazioni e chi più ne ha più ne metta.

Io, come tutti, sono molto ansioso di vedere lo stato dell’arte, non perché penso di passare completamente al nuovo desktop, in quanto lo ritengo ancora troppo “giovane” e sarebbe per me uno sbaglio effettuare la migrazione totale da Gnome a KDE in questo momento, ma ritengo che questo ciclo di vita del Desktop Environment porterà aria nuova nel mondo Linux.

Gli effetti grafici proposti da Kwin fanno una seria concorrenza a quelli di Compiz Fusion (cubo a parte, almeno per ora) e mi chiedo quale potrà essere la risposta di Gnome a questo evento. Compiz rischia di scomparire in seguito a DE sempre più eye-candy e sempre più aggurriti? Ci sarà forse un’ascesa di DE minori, meno complessi, che potranno (forse) piacere più agli utenti amanti di ambienti minimali?

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Configurare GRUB per installare due (o più) distribuzioni Linux

GRUB (GRand Unified Bootloader) è il bootloader che attualmente va per la maggiore. Le funzionalità di un bootloader sono semplici: presentare all’avvio della macchina una lista di sistemi operativi e permettere all’utente di avviarne uno, selezionandolo.

Una cosa particolarmente interessante che ho notato quando ho iniziato ad avere a che fare con sistemi Linux, è il fatto che essi “preferiscano” la presenza contemporanea ad ambienti Windows, piuttosto che ad altre distribuzioni Linux. Nel caso infatti sulla mia macchina io abbia installato una qualsiasi versione di Windows, l’installer della mia distribuzione in questione si accorge solitamente di questo fatto e configura automaticamente GRUB apportunamente per il mio sistema. Questo non avviene se nel mio sistema sono presenti una (o più) altre distribuzioni Linux che io voglio affiancare a quella che sto installando.

In questo caso può succedere molto spesso che l’ultima distribuzione installata prenda il controllo dell’intera macchina, sovrascrivendo il bootloader installato in precedenza.

Ecco allora in alcuni passi un metodo per configurare semplicemente il vostro bootloader GRUB e configurarlo su una macchina che presenta diversi sistemi operativi linux differenti.

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VMWare Fusion su Leopard

VMWare fusion è un prodotto che può essere liberamente scaricato e provato per un periodo di 30 giorni. È un software che si occupa della virtualizzazione di un sistema, e dà la possibilità di installare all’interno del proprio sistema operativo Mac OS X altri sistemi indipendenti da esso, anche di diverso tipo. Altri software di questa cetegoria sono VirtualBox (open source, disponibile per Windows, Mac OS X e Linux) o Parallels Desktop (disponibile solo per Mac OS X).

Per prima cosa, cerchiamo di capire che cosa sono questi software e come si comportano all’interno del nostro sistema. Quando si parla di virtualizzazione ci possono essere diversi approcci: la macchina virtuale di Java, per esempio, è un sistema runtime che si occupa di fornire un insieme di istruzioni astratte che possono essere impiegate per eseguire le applicazioni. Le istruzioni, in questo caso, vengono interpretate dalla macchina virtuale, ma è anche possibile che alcuni sistemi siano progettati per “emulare” le istruzioni, cioè per fornire esattamente lo stesso comportamento del sistema originale. Non so di preciso come funzioni Wine (non so se interpreti od emuli, ma credo la seconda), ma per capirci esso appartiene a questa categoria di software.

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